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venerdì 4 ottobre 2013

Un tè con l'autrice #1: "Una stanza tutta per sè" di Virginia Woolf

Buon pomeriggio a tutti cari lettori! Quest'oggi voglio introdurvi una nuova rubrica, chiamiamolo anche un nuovo "progetto" pensato, ideato e realizzato insieme alla scrittrice Antonella Iuliano, autrice di Come petali sulla neve e Charlotte.
Un tè con l'autrice consiste nel leggere ogni mese un libro, recensirlo e trarre da esso il più possibile e condividerlo con voi. Ogni volta vi daremo due recensioni, in modo che voi abbiate due punti di vista differenti (che siano uguali o discordanti lo si vedrà soltanto a lettura ultimata), ed in più ci diletteremo con le citazioni, tratte ed ispirateci dal romanzo. Il tutto corredato da una buona tazza di tè, un tè scelto per l'occasione ed ogni volta diverso.
Spero che l'idea vi piaccia e non mancherete di seguirci!

Il libro scelto nel mese di settembre è stato "Una stanza tutta per sè" di Virginia Woolf. Letto da entrambe, andiamo ora a parlarne insieme.

Titolo: Una stanza tutta per sè
Titolo originale: A room for one's own
Autore: Virginia Woolf
Casa editrice: Newton Compton
Pagine: 128
Prezzo: 0,99€


SinossiIllustre capostipite dei manifesti femminili del Novecento europeo, è anche il primo, brillante intervento della Woolf sul tema “donne e scrittura”.Una stanza tutta per sé è un trattato ironico, immaginifico, personalissimo e vario, che riesce a unire l’analisi sociale e la satira. Il leitmotiv della stanza, grembo e prigione dell’anima femminile, si allarga fino a comprendere tutti i luoghi della dimora umana: la natura, la cultura, la storia e infine la “realtà” stessa nella sua inquietante ma esaltante molteplicità. L’autrice demolisce la società patriarcale, bussa con forza alle porte del mondo della cultura, fino a quel momento di esclusivo appannaggio maschile, pretende di farvi irruzione, chiede che non ci siano più limiti e divieti per il pensiero delle donne.


La mia recensione
½
Una stanza tutta per sè è un viaggio attraverso i secoli della letteratura con l'onorevole guida di Virginia Woolf.
Essa ci conduce per mano a conoscere i poeti e gli scrittori che hanno fatto la storia, ma non solo gli scrittori con la i finale. In questo libro si parla soprattutto di donne, di quelle donne il cui intraprendere il "mestiere" di scrittrice è stato reso difficile ed arduo a causa delle condizioni in cui vivevano nel loro tempo.
Abbiamo modo di scoprire come all'età di Shakespeare l'essere un genio al femminile era simbolo di derisione da parte del mondo esterno, e nel peggiore dei casi - come tale sorella del noto drammaturgo inglese - si finiva per vivere una vita misera.
Scorrendo gli anni, e gli scaffali della libreria di casa Woolf, si passa per Jane Austen e Charlotte Bronte sino ad approdare agli inizi del Novecento.

Virginia (la chiamo col suo solo nome, lei ci ha accolte in casa sua e ora è divenuta un'amica!) ci spiega quindi, riportando e citandoci illustri esempi, il perchè per essere scrittrice e scrivere di ciò che si pensa - che siano saggi o romanzi - servano cinquecento sterline di rendita l'anno ed una stanza tutta per sè...

Un libricino in questione seppur trattante un argomento interessante e per certi aspetti attuale, è risultato un pò difficile da leggere. Il divagare dell'autore e i continui cambiamenti di discorsi rendono arduo il stare al passo. Ma nel complesso ne consiglio la lettura a tutte coloro che intendono intraprendere il mestiere di scrittrice...

La recensione di Antonella
Immaginiamo Virginia Woolf nella sua stanza a Londra. Immaginiamo questa illustre scrittrice del primo Novecento inglese osservare la sua vasta libreria. Immaginiamola mentre scorre i volumi e traccia sul suo taccuino il sentiero impervio che la donna ha dovuto attraversare per farsi strada nel folto bosco della letteratura, da sempre dominato dal sesso comunemente definito forte.
Questo è Una stanza tutta per sé: la ricerca di una donna, di una letterata, di coloro che la precedettero nell’arte dello scrivere. Un saggio, quello della Woolf, che inizia con un foglio bianco, un titolo: “Le donne e il romanzo” e una passeggiata infruttuosa in una Londra autunnale per raccogliere le idee su cosa scrivere. Ma è solo quando Virginia torna nella sua stanza, alla sua libreria, che questo libricino entra nel vivo.

Ella ci conduce dal Cinquecento Shakesperiano ai suoi giorni nella ricostruzione di quella che è la genesi del romanzo femminile. Il suo percorso prende vita da una frase da lei coniata e attorno a cui ruota l’intero apparato: "Una donna, se vuole scrivere romanzi, deve avere soldi e una stanza per sé". Queste sono le due condizioni necessarie al gentil sesso per poter aspirare a diventare scrittrici e se in un primo momento la frase può apparire puramente materiale, nel percorso tracciato dalla Woolf ci si rende conto che non è così, che questa frase nasconde una verità riscontrabile nella letteratura stessa.
I volumi del Cinquecento e del Seicento della libreria di casa Woolf non presentano nomi femminili.
Questo è facilmente spiegabile. In quell'epoca per la donna era impossibile pensare di scrivere. Ella era rilegata alle sue stanze, alle sue mansioni ed era priva dei mezzi quali l’istruzione o il denaro per permettersi di scrivere. “Le donne sono state sedute in queste stanze per milioni di anni, cosicché ormai perfino le pareti sono pervase dalla loro forza creativa”. Non era una creatura libera, era tenuta ben salda dalle catene della quotidianità al suo ruolo di madre, moglie, casalinga. Non le era permesso esprimersi e la sua opinione non contava.

Cambiando scaffale la Woolf posa lo sguardo sui volumi settecenteschi e qui qualche sparuto nome di donna fa la sua comparsa, ma leggendone le pagine è ben evidente come il retaggio sociale impedisca alle autrici donne di esprimersi liberamente. Addirittura vengono derise dalla società maschilista.

Lo scaffale dell’Ottocento al contrario pullula di opere femminili. Qualcosa è cambiato e nei grandi nomi di Jane Austen, Charlotte ed Emily Brontë, George Eliot, Elizabeth Gaskell, le autrici donne trovano il loro riscatto. La donna adesso è ancora rilegata alle sue stanze, ma è proprio in esse che tra una faccenda e l’altra, inizia a scrivere e sceglie, come forma più malleabile per esprimere la propria fantasia, il romanzo. Così la Woolf ci mostra una Jane Austen che scriveva nel salotto, stanza comune, dove veniva continuamente interrotta da intrusi, eppure caparbiamente dedita a narrare le vicende dei Bennet, di Emma, del capitano Wentworth. Ci mostra una Charlotte Brontë che non poteva permettersi di comprare troppa carta tutta in una volta eppure scrisse Jane Eyre. Una Emily Brontë che senza mai vedere il mondo oltre la sua amata brughiera scrisse un capolavoro come Cime Tempestose.
Queste donne hanno scritto nelle loro stanze seppur con poche risorse economiche, ma a differenza delle loro madri o nonne erano libere di esprimersi, anche se la società non era ben disposta nei confronti delle loro opere. Basti pensare che le Brontë pubblicarono per la prima volta con pseudonimi maschili. Molto bello è il passo che la Woolf dedica a Charlotte Brontë e al suo genio creativo: “Sapeva, e nessuno lo sapeva meglio, quanto il suo genio avrebbe guadagnato se non si fosse disperso in visioni solitarie sui campi lontani; se le fosse stata concessa l'esperienza, i contatti e i viaggi. Ma non le furono concessi.” Questo mostra come la donna non fosse poeticamente inferiore all’uomo, ma semplicemente priva delle opportunità che invece erano date a quest’ultimo.

Se una donna nel Cinquecento avesse avuto le stesse opportunità di Shakespeare di vivere e viaggiare ed esprimersi, probabilmente oggi leggeremmo opere di una “Shakespeare donna” dello stesso inestimabile valore e non a caso la Woolf scrive: “Chi può misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando si trova prigioniero e intrappolato in un corpo di donna?
Virginia giunge così allo scaffale del suo tempo, dove le donne sono sì presenti, ma l’uomo ancora cerca di marcare il territorio come se fosse una sua esclusiva.

La conclusione di questo saggio è un invito alla pace e alla libertà di espressione al di là dell’appartenenza all'uno o all'altro sesso.
La Woolf per prima dichiara di avere una rendita di cinquecento sterline lasciatale da una zia e questo le permette di uscire dalla sua stanza, in cui legge e scrive, per potersi permettere di osservare il mondo e arricchirsi. "Datele una stanza tutta per sé e cinquecento sterline l'anno, lasciatela parlare liberamente e cancellare la metà di quel che include ora, e uno di questi giorni scriverà un libro migliore. Fra altri cento anni (...) sarà un poeta."


Novel Teas - le citazioni su una bustina da tè
Come meglio trascorre il tempo del tè se non leggendo qualcosa? Eccovi allora una serie di citazioni tratte dal romanzo e "impresse" per l'occasione sopra ad una bustina di tè.
La cosa è figurativa - ovviamente - dal momento che, ahimè, appena immerse in acqua queste tea bags si scolorano... ma, come si dice, "basta il pensiero" ;) Diversamente però potrebbero essere scritte sul talloncino di carta appeso al fino! 
(per una corretta visualizzazione delle immagini vi consiglio di cliccarci sopra per ingrandirle.)
Continuando con un'altra serie di citazioni molto significative che spiegano bene l'essenza del tema trattato nel libro, "La donna e il romanzo":
Ha messo esattamente il dito non solo sui propri difetti come scrittrice, ma anche su quelli del suo sesso a quell'epoca. Sapeva, e nessuno lo sapeva meglio, quanto il suo genio avrebbe guadagnato se non si fosse disperso in visioni solitarie sui campi lontani; se le fosse stata concessa l'esperienza, i contatti e i viaggi. Ma non le furono concessi.
ossia, parlando di Charlotte Bronte che divenne un esempio enorme di come le donne non avevano le stesse possibilità di vedere il mondo degli uomini.
L'indifferenza del mondo, tanto dura da sopportare per Keats e Flaubert e altri uomini di genio, nel caso della donna non era indifferenza, ma ostilità. Il mondo a lei non diceva, come diceva a loro: "Scrivete, se volete; per me non fa differenza". Il mondo diceva sghignazzando: "Scrivere? A che serve che scriviate?"

Le citazioni ispirate dal romanzo
Ogni libro che leggiamo ci ispira qualcosa, che siano scene di un film, un luogo o un momento particolare che abbiamo vissuto nella nostra vita o anche semplicemente qualche frase o citazione sentita o letta da qualche altra parte.
Ed ecco appunto che per l'occasione Antonella ha scelto per voi due frasi di grandi scrittrici del passato, scrittrici nominate molto spesso all'interno di Una stanza tutta per sé, quindi a maggior ragione più significative rispetto ad altre.
(per una corretta visualizzazione delle immagini vi consiglio di cliccarci sopra per ingrandirle.)
 
Charlotte Bronte e Jane Austen sono citate in gran numero all'interno di questo libro, e sono scrittrici care sia a me che ad Antonella. Chi di voi non ha letto nella propria vita almeno uno romanzo di queste due signore inglesi? Chi di voi non ne ha tratto la propria visione e non si è paragonata ad una protagonista di questi racconti? Bè, devo dire che saranno poche le persone che rientrino nella categoria dei "non"...
Se anche voi avete letto "Una stanza tutta per sè" e almeno un libro di Jane o Charlotte allora converrete con noi che le frasi ricercate e proposte da Antonella fanno proprio al caso nostro.


Il tè del mese
Non sarebbe un "Tè con l'autrice" senza una buona tazza di tè - appunto! E allora mettiamo l'acqua nella teiera, accendiamo il fuoco e gustiamoci questo momento.
Ma prima, quale scegliere tra gli innumerevoli gusti disponibili? A voi quale ispira di più per accompagnare la lettura di questo libro? Noi proporremmo un Twining Lady Grey, un tè "al femminile" che gioca bene col saggio di Virginia Woolf dato l'argomento trattato.
Questo tè è un tè nero proveniente dalla Cina, aromatizzato con bergamotto, arancia, limone e fiordaliso.
Per assaporarlo al meglio si suggerisce di berlo al naturale, eventualmente con zucchero o miele. Ideale per qualsiasi momento della giornata.
Il tè Lady Grey prende il nome da Mary Elizabeth Grey, moglie di Charles Grey, colui che ha dato il nome al più famoso Earl Grey.


E siamo arrivate alla fine di questo primo appuntamento con "Un tè con l'autrice". Spero la vostra permanenza sia stata piacevole e la lettura di Una stanza tutta per sè vi abbia fatto scoprire qualcosa di più riguardo al mondo delle donne e l'essere scrittrici.
Vi aspettiamo il mese prossimo per l'approfondimento di un altro libro, e se nel frattempo volete leggerlo anche voi così poi per dire la vostra allora siete le benvenute (e benvenuti!): Antonella ed io per i primi di novembre abbiamo in programma la lettura di "Lady Susan" di Jane Austen.
A presto con una nuova puntata di "Un tè con l'autrice"!

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