lunedì 24 febbraio 2014

Un tè con l'autrice #5: "Il gusto proibito dello zenzero" di Jamie Ford

Buongiorno a tutti miei carissimi lettori, e buon inizio di settimana! Qui da me splende un sole accecante (tra un po' mi verrà una congiuntivite -_-) ma le temperature rasentano lo zero: strano, dal momento che tra meno di un mese - in teoria - sarà primavera. Mah, capire il tempo, di questi tempi, si spreca solo tempo.
Comunque oggi, anche se un po' in ritardo sulla tabella di marcia, vi posto un nuovo appuntamento con "Un tè con l'autrice", la rubrica mensile in collaborazione con Antonella Iuliano.
In verità questo avrei dovuto pubblicarlo a gennaio, ma per problemi di tempo non sono riuscita a leggere in tempo il libro quindi il tutto è slittato di un mese.
Il libro in questione era "Il gusto proibito dello zenzero" di Jamie Ford, voi l'avete letto?

Titolo: Il gusto proibito dello zenzero
Titolo originale: Hotel on the Corner of Bitter and Sweet
Autore: Jamie Ford
Casa editrice: Garzanti
Pagine: 378
Prezzo: 18,60€

SinossiSeattle. Nella cantina dell'hotel Panama il tempo pare essersi fermato: sono passati quarant'anni, ma tutto è rimasto come allora. Nonostante sia coperto di polvere, l'ombrellino di bambù brilla ancora, rosso e bianco, con il disegno di un pesce arancione. A Henry Lee basta vederlo aperto per ritrovarsi di nuovo nei primi anni Quaranta. L'America è in guerra ed è attraversata da un razzismo strisciante. Henry, giovane cinese, è solo un ragazzino ma conosce già da tempo l'odio e la violenza. Essere picchiato e insultato a scuola è la regola ormai, a parte quei pochi momenti fortunati in cui semplicemente viene ignorato. Ma un giorno Henry incontra due occhi simili ai suoi: lei è Keiko, capelli neri e frangetta sbarazzina, l'aria timida e smarrita. È giapponese e come lui ha conosciuto il peso di avere una pelle diversa. All'inizio la loro è una tenera amicizia, fatta di passeggiate nel parco, fughe da scuola, serate ad ascoltare jazz nei locali dove di nascosto si beve lo zenzero giamaicano. Ma, giorno dopo giorno, si trasforma in qualcosa di molto più profondo. Un amore innocente e spensierato. Un amore impossibile. Perché l'ordine del governo è chiaro: tutti i giapponesi dovranno essere internati e a Henry, come alle comunità cinesi e, del resto, a tutti gli americani, è assolutamente vietato avere rapporti con loro. Eppure i due ragazzini sono disposti a tutto, anche a sfidare i pregiudizi e le dure leggi del conflitto. E, adesso, quarant'anni dopo, quell'ombrellino custodisce ancora una promessa. La promessa che la Storia restituisca loro la felicità che si meritano. Un romanzo d'esordio che ha sorpreso e incantato, rivelandosi un fenomeno editoriale unico. Uscito in sordina negli Stati Uniti, ben presto ha scalato le classifiche di tutto il paese e ha venduto migliaia di copie solo grazie al passaparola dei lettori. Ambientato durante uno delle epoche più buie e dolorose degli Stati Uniti,Il gusto proibito dello zenzero è una storia indimenticabile e commovente di speranza e determinazione, di abbandono e di rimpianti, di lealtà e coraggio che esplora la forza eterna e immutabile dell'amore.


La mia recensione
★★★
Questo libro mi ha lasciato l'amaro in bocca, non perchè ciò che è scritto all'interno non mi sia piaciuto - anzi, è di tutto rilievo e mi ha fatto scoprire una parte di storia che ahimè non conoscevo - ma perchè non mi ha trasmesso emozioni che a quanto pare però ha suscitato alla maggior parte dei lettori che l'hanno letto.

La narrazione parte bene, anche abbastanza veloce e coinvolgente, ma è a circa un terzo di libro che perdo interesse: da quando Henry e Keiko si incontrano per la prima volta a scuola mi sembra che le vicende siano un po' ripetitive, oltre che numerose.
All'inizio, mentre siamo ancora a Seattle, tutto accade in un breve lasso di tempo; poi, in seguito all'internamento dei giapponesi (Keiko è infatti giapponese e quindi costretta insieme alla sua famiglia a lasciare la sua casa), perdo la cognizione del tempo.
E' soltanto verso la fine che mi ridesto un po', e precisamente quando Henry va a trovare il suo amico musicista nella casa per anziani. Da lì in avanti la narrazione mi sembra più scorrevole - ma questo è soltanto un mio punto di vista.

Dell'amore proibito tanto decantato in questo libro io ne ho sentito poco, nel senso che è più intuitivo che esplicito e tangibile: i due protagonisti, Henry e Keiko, da amici quali erano - più per solidarietà, secondo me, dal momento che entrambi venivano presi di mira dalla maggior parte dei ragazzini americani - passano ad essere innamorati, non so come, forse mi sono persa il passaggio. In Henry percepisco di più il sentimento che prova verso Keiko, ma da parte della ragazzina giapponese invece non intravedo nulla - forse anche perchè sin dall'inizio non mi ha suscitato alcuna emozione, a differenza di Henry per il quale invece il più delle volte ho provato un senso di pena per il padre che si ritrovava.
L'unico personaggio, tra tutti, che mi sia piaciuto di più è Sheldon, l'amico musicista di colore di Henry. Incontratesi sin dai tempi in cui Henry andava ancora a scuola, la loro amicizia è durata fino alla fine - per così dire. Ecco, in questo caso ho percepito di più questo sentimento tra Henry e Sheldon piuttosto che tra Henry e Keiko.

Se dovessi dare un giudizio finale darei soltanto tre stelle per il fatto che - appunto - questo libro non mi ha suscitato emozioni. La storia, ripeto, è di rilievo, ma purtroppo a me non ha lasciato nulla. Spero non me ne vorrete a male.

La recensione di Antonella
★★★★★
Henry Lee è un ragazzino cinese che va a scuola con una spilla sul petto che reca la scritta "Io sono cinese". Tanto basterebbe a farci comprendere che questo romanzo, il primo di Jamie Ford, porta all'attenzione una pagina di storia sconosciuta ai più, quella sulle discriminazioni razziali, nell'America degli anni '40, nei confronti degli orientali.

Conosciamo Henry ormai invecchiato, che passando davanti all'hotel Panama - posto in cui per lavori di rinnovazione si sta provvedendo a svuotarne la cantina – nota un ombrellino di bambù e tanto basta per farlo tornare indietro con la memoria di quarant'anni. Quel luogo, il Panama, è una sorta di enorme scrigno che pullula di segreti e di storie di vite spezzate, ed Henry questo lo sa bene, lo sa perché è lì che riposano gli oggetti e gli averi di centinaia di giapponesi che durante la guerra furono deportati in campi di reclusione. Tra questi oggetti è sicuro che vi sia qualcosa appartenuto un tempo ad una persona che lui ha amato e così preso dai ricordi narra la sua storia al proprio figlio.
Scopriamo, nei ricordi di quest’uomo, che un giorno, quand'era ancora un ragazzino, a scuola, tra le ingiurie dei bianchi, incontrò due occhi simili ai suoi, quelli di Keiko, una ragazzina giapponese. La sua vita non sarebbe più stata la stessa dopo l’incontro con questi occhi.
Keiko è come lui, sente di essere americana, perché è nata lì, ma i suoi tratti orientali la bandiscono dalla società. Così tra i due, che subiscono la stessa ingiustizia, nasce una profonda amicizia, questo fino a quando ben due ostacoli si frappongono tra di loro finendo per dividerli. In primis il padre di Herny, non vede di buon occhio questo legame e cerca in ogni modo di allontanare il figlio dalla ragazza; egli è un cinese attaccato alla tradizione e detesta i giapponesi per la guerra che ha visto coinvolti Cina e Giappone. L’ostacolo più grande però è rappresentato dalla cacciata dei giapponesi dai quartieri americani, perché ritenuti spie pericolose dopo l’attacco a Pearl Harbor e rinchiusi in campi di prigionia. Keiko e la sua famiglia, vengono, con il resto della loro comunità, portati via e a questo punto Henry comprende che quello che prova per Keiko non è solo amicizia, ma qualcosa di ben più profondo.

Divisi dal razzismo strisciante che in un primo momento li aveva uniti, riuscirà quarant'anni dopo Henry Lee, con l’aiuto di suo figlio - avuto da una donna sposata quando credeva di aver perduto Keiko per sempre – a ritrovare gli amati occhi che segnarono la sua vita? Sta a voi scoprirlo.
Di mio posso dire che questo è un romanzo come pochi, bellissimo, profondo e capace di insegnare. Un libro dove la determinazione di un sentimento puro, percorre le pagine con alti picchi di pathos. Consigliatissimo.


Novel Teas - le citazioni su una bustina da tè
Le Novel Teas sono citazioni tratte dal romanzo e "impresse" per l'occasione sopra ad una bustina di tè, un modo "diverso" di trascorrere il tea time, ossia leggendo qualcosa.
E ancora:
Vorrei poter pensare a qualche altra cosa - a qualche altra persona - ma non ci riesco. È questo l'amore?
Non sapeva cosa fosse l'amore, o cosa significasse veramente quella parola, eppure ne avvertiva l'emozione, gli ardeva nel petto, gli dava le vertigini. Nient'altro sembrava avere importanza.
Mentre ascolti questo disco, spero che ripenserai non alle cose brutte, ma alle belle. A ciò che è stato, non a quello che avrebbe potuto essere. Al tempo che trascorremmo insieme, non a quello in cui fummo separati.
«Perchè ho l'impressione che ci sia qualche cose che ti impensierisce?» domandò Marty. «Ti riferisci al tè?» domandò Henry. «No, quello sei solo tu che ti senti una specie di sommelier delle foglie secche in bustina. [...]»

Il tè del mese
Come accompagnamento a questa lettura cosa ne direste di un Twinings limone e zenzero?
Come dice Antonella, nel romanzo vi è un solo accenno allo zenzero, quando un musicista di colore manda i due protagonisti a prendere una bevanda allo zenzero, ma il sapore che il libro emana è proprio quello dello zenzero, rilascia quel pizzicore eccitante proprio come il tè allo zenzero pizzica gustosamente la lingua.
La radice di zenzero inoltre è una pianta orientale.

Eccoci giunti anche stavolta alla fine di un nuovo appuntamento con "Un tè con l'autrice".
Voi l'avete già letto questo libro? Come vi è sembrato? Le nostre impressioni avete già avuto modo di scoprirle qui sopra, fateci sapere le vostre ora.
Per quanto riguarda il mese prossimo, il libro sarà a sorpresa! A dire il vero, io ed Antonella non abbiamo ancora scelto il libro da trattare, voi avete qualche idea a riguardo? Accettiamo suggerimenti ;)
Per ora è tutto, vi aspettiamo il mese prossimo con un altro libro ed un altro tè!

2 commenti:

  1. Già che in questo libro c'è qualcosa che ha a che fare con la Cina, mi intriga molto siccome studio cinese... forse lo prenderò... :)

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  2. Bellissima questa rubrica!!!! *-*
    Adoro il tè.... ^^
    Piacere sono Pila, nuova follower!!!
    Bellissimo il tuo angolino!!!

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